In questo post ‘Poesie per tutti: Sì, al di là della gente‘ è possibile riflettere sull’importanza della poesia. Forse uno scrittore esordiente potrebbe leggere con attenzione l’articolo dell’autore di codesta rubrica. Sono sicuro che un’attenta lettura può tornare utile per rivisitare le proprie opere con una più accurata analisi. Un augurio cordiale a tutti gli esordienti per un successo letterario.
Ernesto de Feo
Poesie per tutti: Sì, al di là della gente

Ernesto de Feo
Poesie per tutti: Sì, al di là della gente
di Pedro Salinas
Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.
Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.
E per trovarti, cessare
di vivere in te, e in me,
e negli altri.
Vivere ormai di là da tutto,
sull’altra sponda di tutto
per trovarti –
come fosse morire.
(traduzione di Emma Scoles)
La poesia che propongo questo mese è tratta dalla raccolta La voz a ti debida del poeta spagnolo Pedro Salinas, una delle voci più alte della Generación del 27, il movimento che ha segnato un profondo rinnovamento nella poesia spagnola all’inizio del XX secolo. Al fianco di poeti come Federico García Lorca, Jorge Guillén e Rafael Alberti, Salinas ha contribuito a plasmare una nuova estetica poetica, più intima e concettuale, lontana dai toni enfatici della tradizione precedente.
La silloge La voz a ti debida, nella sua interezza, è dedicata a un amore lontano, contrastato e impossibile, un amore che trascende la corporeità e si colloca in una dimensione trascendentale. In essa, l’amore non è vissuto come una relazione fisica, ma come una ricerca ideale e spirituale. La persona amata non è un corpo concreto, ma un’entità che il poeta cerca oltre le apparenze, oltre ciò che è visibile e misurabile. Il poeta è come un pellegrino che, intrappolato tra la realtà e il desiderio, cerca la sua amata in un luogo che sfida le leggi della fisica e della percezione.
La poesia che ho scelto è, a mio avviso, una delle espressioni più pure e sublimi di questo amore che Salinas descrive. Si tratta di un sentimento che non può essere contenuto nei confini del mondo fisico, un amore che esiste in un “oltre” che va oltre la realtà visibile e tangibile.
I primi tre versi della poesia sono emblematici della sua ricerca incessante:
“Al di là della gente ti cerco”
“Al di là di te ti cerco”
“Al di là, ancora, più oltre di me ti cerco”
Questa ripetizione, quasi ossessiva, suggerisce che il poeta non si accontenta di ciò che è immediatamente accessibile. Se l’amata non è qui, nel mondo visibile, allora il poeta deve cercarla oltre, in un luogo che sfida ogni comprensione. Sembra quasi che Salinas voglia “trasumanarsi”, come nel Paradiso dantesco, per cercare di comprendere qualcosa che non è di questo mondo, che non è più di questo mondo. Un transumanarsi laico e mistico allo stesso tempo, che porta il poeta a elevarsi verso un piano superiore, alla ricerca di una verità che va al di là delle fragilità terrene.

In questo processo, la poesia si fa atto di trasgressione, poiché il poeta afferma che l’amata non è ciò che sente di lei, non è ciò che pulsa nelle sue vene, non è ciò che egli stesso è. L’amore, qui, non si limita alla dimensione fisica o emozionale. È una ricerca infinita che sfida i confini della realtà terrena.
Gli amanti, nel mondo di Salinas, non sono più semplicemente due persone unite dal desiderio, ma diventano un’entità che trascende la materialità, un “oltre” che li unisce al di là della percezione comune. La poesia, dunque, non è solo un mezzo per esprimere il sentimento, ma è una vera e propria ricerca. L’amore, qui, è un’esperienza assoluta che richiede una “morte simbolica” per giungere alla sua realizzazione.
Il verso “E per trovarti, cessare / di vivere in te, e in me, / e negli altri” suggerisce la necessità di superare l’ego, di svuotarsi di sé per ritrovare qualcosa di più grande, di trascendentale. È come se per giungere alla verità di questo amore fosse necessario “morire”, abbandonare ogni barriera e ogni limitazione.
Lo stile di Salinas, apparentemente semplice, è ricco di significati nascosti e di tensioni tra il visibile e l’invisibile. Non c’è spazio per il sentimentalismo, ma solo per una ricerca essenziale, un tentativo di cogliere l’ineffabile, di esplorare ciò che non si vede ma che è percepito dal cuore e dall’anima. La sua poesia non è solo una riflessione sull’amore, ma una ricerca intellettuale e spirituale che mira a svelare la realtà più profonda.
Nota biografica:
Pedro Salinas (Madrid, 1891 – Boston, 1951) è stato uno dei maggiori poeti spagnoli del Novecento e una figura centrale della Generación del 27, movimento che ha rivoluzionato la poesia spagnola moderna. Accanto a poeti come Federico García Lorca, Jorge Guillén e Rafael Alberti, Salinas ha contribuito a definire una nuova concezione della poesia, che unisce il rigore intellettuale a una profonda ricerca emotiva e spirituale.
La sua produzione poetica è segnata da un continuo dialogo tra il pensiero filosofico e l’espressione emotiva. Salinas, infatti, fu anche saggista e critico letterario, specializzandosi in particolare nella letteratura francese. La sua formazione accademica influenzò la sua concezione della poesia come un atto di conoscenza, un mezzo per sondare la realtà e l’essenza delle cose, lontano dalle convenzioni retoriche e dal sentimentalismo.
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L’esperienza accademica e il contatto con le avanguardie europee, in particolare con il simbolismo francese, lo portarono a una riflessione profonda sulla natura della poesia e dell’espressione artistica. La sua poesia, pertanto, si distingue per la sua ricerca della chiarezza, pur mantenendo una tensione sottile tra ciò che è visibile e ciò che è nascosto, tra la realtà tangibile e le verità più profonde e inaccessibili.
La sua produzione poetica può essere suddivisa in tre fasi principali. La prima, che va dagli inizi degli anni Venti, è caratterizzata da una poesia formale e intellettuale, orientata verso la razionalità e l’analisi. La seconda fase, la più conosciuta e celebrata, è quella della poesia amorosa, culminante nella trilogia La voz a ti debida (1933), Razón de amor (1936) e Largo lamento (1939), in cui l’amore è esplorato come un’esperienza assoluta, un’espressione della ricerca dell’identità dell’io e dell’altro. Qui Salinas fa emergere la tensione tra l’amore ideale, eterno, e la realtà quotidiana, e l’amore diventa una forma di ricerca spirituale che trascende le limitazioni del corpo e della materia.
La terza fase della sua opera, sviluppata durante l’esilio negli Stati Uniti dopo la Guerra Civile Spagnola, assume toni più drammatici e riflessivi. Il poeta, lontano dalla sua terra e dalla sua lingua, affronta il tema della perdita e della disillusione storica, ma anche il conflitto tra l’uomo e la civiltà tecnologica, segno della sua preoccupazione per il destino dell’umanità nel contesto moderno.

Nonostante la sua morte prematura nel 1951, Salinas ha lasciato un’impronta indelebile nella poesia spagnola. La sua capacità di unire profondità intellettuale e forza emotiva ha fatto sì che la sua poesia continuasse a essere una delle voci più alte e significative del Novecento, capace di parlare a generazioni successive. La sua opera, lontana da ogni esibizione retorica, aspira a cogliere l’essenziale dell’esperienza umana, mantenendo un equilibrio perfetto tra razionalità e sentimento.



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