In questo post ‘Poesie per tutti: Chino sulle sere‘ è possibile riflettere sull’importanza della poesia. Forse uno scrittore esordiente potrebbe leggere con attenzione l’articolo dell’autore di codesta rubrica. Sono sicuro che un’attenta lettura può tornare utile per rivisitare le proprie opere con una più accurata analisi. Un augurio cordiale a tutti gli esordienti per un successo letterario.
Ernesto de Feo
Chino sulle sere

Ernesto de Feo
Chino sulle sere
di Pablo Neruda
Chino sulle sere getto le mie tristi reti
ai tuoi occhi oceanici.
Lì si distende e arde nella più alta fiamma
la mia solitudine che muove le braccia come un naufrago.
Faccio rossi segnali suoi tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla riva di una faro.
Solo conservi tenebre, donna distante e mia,
dal tuo sguardo emerge a volte la costa del terrore.
Chino sulle sere lancio le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.
Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.
Galoppa la notte sulla sua cavalla scura
spargendo spighe azzurre sul prato.
Traduzione di Giuseppe Bellini
“Chino sulle sere” di Pablo Neruda è l’espressione di intenso sentimento lirico carico di simbolismo, tipico della produzione amorosa del poeta cileno. Questa poesia si inserisce nella tradizione del modernismo latino-americano, di cui Neruda è uno dei massimi esponenti. Il poeta cileno in questo componimento usa un linguaggio ricco di immagini sensoriali e simboliche per esplorare temi universali come l’amore, la solitudine e la natura..
“Chino sulle sere” è una poesia che parla di un amore impossibile ma anche della bellezza che nasce dalla lotta stessa. Il poeta non rinuncia a gettare le sue reti, anche se sa che torneranno vuote. In questo senso, la poesia diventa una metafora della condizione umana: continuare a cercare, anche quando la distanza sembra invincibile.
I temi centrali della poesia che mi piacciono sottolineare sono:
La solitudine e il desiderio:
La poesia è permeata da un senso di solitudine e nostalgia, espressi attraverso l’immagine del poeta che “tira le sue tristi reti” verso gli “occhi oceanici” dell’amata. La solitudine è descritta come un fuoco che brucia (“arde nel più alto fuoco“), un elemento che consuma e isola, trasformando il poeta in un “naufrago” che agita le braccia nel vuoto. Questo tema riflette la condizione umana di chi cerca disperatamente un contatto che sembra irraggiungibile e che nonostante tutto si cerca.

L’amore come mare e distanza:
L’amore è rappresentato come un mare immenso e inarrivabile, simbolo di profondità e mistero. Gli “occhi oceanici” dell’amata diventano il luogo in cui il poeta getta le sue reti, ma anche il luogo della sua sconfitta: il mare è indifferente, “ondeggia” e “scuote“, mentre la donna è “distanza e mia“, un ossimoro che sottolinea la contraddizione tra appartenenza e lontananza. La distanza è fisica ed emotiva e il poeta si trova a confrontarsi con la “costa del terrore” che emerge dallo sguardo dell’amata.
La notte e la natura come specchio dell’anima:
La notte è un elemento ricorrente: è il momento in cui il poeta si china sulle sue emozioni ma anche il tempo in cui la natura si anima di simboli. Gli “uccelli notturni” che beccano le stelle, la “cavalla cupa” della notte che galoppa e le “spighe azzurre” sparse sul prato sono immagini che riflettono la sua anima in tumulto. La notte diventa così il palcoscenico di un amore che è insieme luce (“stelle che scintillano come la mia anima“) e oscurità (“tenebre”, “donna distante“).
Ma questa poesia è ricca anche di immagini e simboli quali:
Le reti che simboleggiano lo sforzo del poeta di catturare l’amore o l’attenzione dell’amata, ma anche la consapevolezza della loro inutilità. Le reti sono “tristi” perché il poeta sa che non riusciranno a trattenere nulla.
Il mare e gli occhi oceanici: Il mare è un simbolo classico della poesia nerudiana, rappresenta l’infinito, l’ignoto ma anche la forza distruttiva e rigeneratrice. Gli occhi dell’amata sono “oceanici” perché contengono tutto il mistero e la potenza del mare ma anche la sua indifferenza e la loro bellezza e profondità.
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Il naufrago: Il poeta si identifica con un naufrago, solo e in balia delle onde, che agita le braccia in un gesto disperato e inutile. Questa immagine evoca la fragilità umana di fronte all’immensità dell’amore e della natura.
La notte e le stelle: La notte è il tempo della solitudine, ma anche della rivelazione. Le stelle, che “scintillano come la mia anima quando ti amo“, sono un simbolo di speranza e bellezza, ma anche di distanza incolmabile.
La poesia è scritta in versi liberi, ma con una cadenza che ricorda il flusso delle onde del mare. Le ripetizioni (“Chino sulle sere tiro le mie tristi reti” / “Chino sulle sere getto le mie tristi reti”) creano un effetto di circolarità, come se il poeta fosse intrappolato in un ciclo di desiderio e delusione.
Neruda usa metafore potenti (“occhi oceanici”, “costa del terrore“) e ossimori (“donna distante e mia“) per esprimere la complessità dell’amore, che unisce e divide allo stesso tempo. Le immagini sono ricche di sinestesia, come le “spighe azzurre” che uniscono il colore al tatto, o le stelle che “scintillano come la mia anima“, dove la vista si fonde con l’emozione.
Tutto questo complesso di figure retoriche, di simboli, di immagini originali fanno di questo componimento uno dei migliori esempi della poesia di Neruda così apprezzata in tutto il mondo.




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L’uomo, nel suo essere maschile, non ha alcuna versatilità nel manifestare i propri sentimenti. Il ruolo di polo razionale al cospetto di un polo emotivo ed emozionale di solito interpretato dalla donna, rende l’idea di quanto possa essere difficile esprimere amore, desiderio, passione e contestualmente intrecciare queste manifestazioni con stima, rispetto e considerazione. Secoli di rapporti sbilanciati dal possesso più che dalla passione, dal desiderio del possesso stesso, più che dalla tenerezza dell’ eros, hanno creato voragini di violenza. Soltanto ai poeti è stato riconosciuta legittima, la “debolezza” della declinazione lirica dell’Amore ed anche della disperazione di fronte al rifiuto, vissuto come catarsi della sofferenza e non come provocazione ed affronto alla propria virilità. In ogni caso la poesia educa, lenisce, fortifica e vivifica anche ciò che sembrava inaridito. Parafrasando ” la poesia (bellezza) salverà il mondo”.