ESODO

Le reali possibilità per uno scrittore esordiente di pubblicare il proprio libro

GIANNI GIOLO

IL RACCONTO BIBLICO DELL’ESODO E DI MOSE’ HA UN FONDAMENTO STORICO?
INTERVISTA AL DIRETTORE DEL MUSEO EGIZIO CHRISTIAN GRECO

E’ uscito il libro di Jan Assmann “Esodo, La rivoluzione del mondo antico” (Adelphi, pag. 428). Data l’importanza del libro abbiamo chiesto il parere del direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco.

ESODO

Jan Assmann

Adelphi, pag. 428

D.

Prof. Greco, il libro di Assmann sostiene che l’Esodo degli Ebrei dall’Egitto rappresenta “una svolta epocale dell’umanità dal politeismo al monoteismo”, sostiene inoltre che la figura di Mosè “rientra tra i “loci” della cultura occidentale del ricordo ed è uno dei suoi fari più potenti” Lei cosa ne pensa?

R.

“Nei suoi scritti precedenti Assmann parla del valore assoluto della memoria collettiva. Lo status speciale di Mosè nella tradizione giudico-cristiana ci parla del ruolo cruciale della memoria collettiva nella percezione comune della storia che non necessariamente affonda le proprie radici nella storia. Per quanto concerne Mosè non si ha alcuna evidenza scritta o archeologica sulla sua esistenza al di fuori della tradizione biblica. Molti egittologi hanno argomentato come Esodo 1-14 non abbia alcuna veridicità storica”

D.

Il racconto biblico della schiavitù del popolo ebraico in Egitto è credibile dal punto di vista storico?

R. “Dall’inizio della storia faraonica il Delta del Nilo ha attratto pastori nomadi dal Sinai e da Canaan (nome antico della Palestina ndr) che si stanziarono nella parte orientale del Delta, la terra biblica di Goshen. Allora la storia di Giuseppe, che diventa vicerè d’Egitto, potrebbe riflettere quanto sappiamo del periodo degli Hyksos? Flavio Giuseppe, citando lo storico egizio Manethone, associa il popolo d’Israele nella storia biblica con gli Hyksos e data la storia di Giuseppe al regno del sovrano Hyksos Apophis. Gli studiosi moderni sono però molto divisi sull’interpretazione. La maggior parte considera la storia di Giuseppe una creazione letteraria senza alcun aggancio alla realtà storica. L’unica menzione del nome di Israele su un monumento egiziano è nella stele della vittoria del sovrano Merneptah della XIX dinastia, datata al V anno del regno del sovrano. La stele commemora le campagne militari del sovrano contro i libici e finisce con una breve narrazione di una campagna a Canaan commentando la conquista delle città di Ashkelon, Gezer e Yeno’am, seguite dalla frase: “Israele è distrutto ma non lo è il suo seme”. Il nome delle tre città cananee è seguito dal tipico determinativo geroglifico delle città straniere, mentre il nome d’Israele è seguito dal determinativo di gruppo etnico, indicando che un gruppo etnico chiamato Israele esisteva a Canaan nell’ultima decade del XIII secolo. Manethone parla di una presenza israelita in Egitto e la mette in relazione agli Hyksos. Alcuni studiosi hanno voluto vedere nella narrazione dell’Esodo un sostrato di memoria storica. Nella narrazione di Filone Alessandrino si può certo riconoscere molto della propaganda antigiudaica del periodo tolemaico e romano e si fonde al tradizionale antagonismo egiziano contro gli Hyksos. Dal punto di vista archeologico è interessante notare come la capitale degli Hyksos (Avaris, la moderna Tell el-Daha) nel deserto orientale fosse contigua alla capitale ramesside Piramesse, l’attuale Qantir. I sovrani ramessidi parlano della capitale degli Hyksos così come si evince dalla cosiddetta stele dei 400 anni, eretta da Ramses II, che commemora i 400 anni del culto di Seth di Avaris. E’ stato suggerito che la stele del 400 anni possa aver ispirato la tradizione biblica del soggiorno israelita in Egitto di 400 anni. Tuttavia si deve considerare che sia assai probabile che questo periodo di 400 anni non rifletta alcuna realtà storica ma piuttosto una memoria collettiva canaanita dei periodi degli Hyksos e dell’età ramesside. L’evidenza archeologica dei siti risalenti all’età del ferro a Canaan ci fornisce un’altra chiave di lettura ovvero che la storia dell’oppressione israelita in Egitto e la liberazione dal giogo egiziano, si riferisca in realtà al territorio di Canaan. Secondo questa teoria il periodo di schiavitù israelita corrisponde alla lunga occupazione da parte dell’Egitto di Canaan e la liberazione si riferisce alla fine del giogo imperialista egiziano sui territori di Canaan. E’ stato quindi anche suggerito come le sofferenze derivate dal pesante giogo egiziano sui territori occupati spieghi la centralità dell’Esodo nella memoria collettiva della società israelita. Anche questa ipotesi conferma tuttavia il fatto che l’evidenza testuale e archeologica non ci permette di dare risposte definitive a quesiti che hanno occupato gli studiosi per decenni e che continueranno ad essere al centro dei dibattito scientifico futuro”.

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