Le reali possibilità per uno scrittore esordiente di pubblicare il proprio libro
Magari è proprio leggendo il post ‘EPICURO: NON C’E’ FELICITA’ SENZA SPIRITUALITA’ che un esordiente può trovare la strada giusta. Conviene leggere con attenzione questa pagina del sito di NoiScrittoriNoiLettori. Un sincero augurio di successo a tutti gli autori esordienti e non che decidono di percorrere questa strada.
EPICURO: NON C’E’ FELICITA’ SENZA SPIRITUALITA’

Ho trascorso un periodo di vacanza a Squillace Lido, in provincia di Catanzaro, catapultato nel terzo mondo, caratterizzato da cattedrali nel deserto, sporcizia generalizzata, spregio del bene comune, neghittosità atavica, ma il tutto in una natura di uno splendore primordiale, in ettari ed ettari di flora lussureggiante, teorie di palme, aranceti, fichi d’india, oliveti, bouganville, oleandri, ibischi contornati da un mare verde smeraldo di impareggiabile bellezza. E ho pensato al giardino che Epicuro costruì ad Atene nel 306 a.C., vicino alla sua casa dove soleva accogliere i suoi amici che saranno chiamati “quelli del giardino”.
Fra i primi e più noti scolari, vi furono Metrodoro e Colote, Ermarco di Mitilene, diretto successore del maestro nella direzione della scuola. Al suo giardino (kepos in greco) vennero per la prima volta ammesse anche le donne (come la celebre etera Leonzio) e gli schiavi. Tutti potevano parlare liberamente e esprimere il loro pensiero su ogni argomento e sulla natura delle cose (di cui sono rimasti frammenti ma che possiamo leggere nei riferimenti essenziali nel De rerum natura di Lucrezio).
Epicuro si proponeva di liberare gli uomini da due grandi terrori quello degli dei e della morte: gli dei vivono nei loro cieli felici e, diversamente dal Dio cristiano, non si interessano degli uomini e della loro sorte, la morte non esiste perché, se ci siamo noi non c’è lei, se c’è lei non ci siamo noi. Epicuro, definito il filosofo del piacere, voleva rendere gli uomini felici, come dice nella sua famosa lettera sulla felicità A Meneceo.
Se l’uomo vuole essere felice (in greco c’è la felicità del corpo che è definita hedone e quella dell’anima eudaimonia) deve eliminare i desideri o deve affogarsi nel mangiare e nel bere e nei piaceri della carne? Siamo corpi? E allora è evidente che la felicità deve anche passare attraverso il benessere del corpo (nessuno può dirsi felice, se il suo corpo non sta bene). Ma il piacere vero e autentico, per Epicuro, non è quello di mangiare e di bere, ma il benessere dell’anima, che lui chiamava “atarassia”, che significa “mancanza di turbamento”).
Ci sono i bisogni del corpo ma anche quelli dell’anima che sono i desideri. Epicuro è vissuto in un’epoca di rivolgimenti giganteschi, mentre un nuovo mondo, dominato da immense monarchie, prendeva il posto del vecchio mondo delle piccole città (poleis). Ha assistito allo spettacolo di enormi ricchezze che si accumulavano improvvisamente, e di potenti che assurgevano a un rango quasi divino.
I soldi danno la felicità? Si chiede il filosofo? Chi diventa ricco vuole essere sempre più ricco entrando in una spirale che non sembra mai finire che i greci chiamavano aplestia. L’uomo, per quanto affoghi nei beni materiali, rimane sempre insoddisfatto. E allora? Ecco la lezione di Epicuro: ci sono desideri naturali e necessari (come mangiare o poter vivere una vita dignitosa) e desideri naturali non necessari (chi ha detto che per un buon pranzo siano necessarie le bollicine dello champagne?) e desideri né naturali né necessari. Come appunto l’ossessione per la ricchezza o per il potere, in altre parole il successo.

Lui diceva: lathe biosas (vivi appartato, ma il mio maestro Carlo Diano traduceva “vivi come se nessuno s’accorga che tu sei vissuto”) cioè vivi senza dipendere dagli altri, mentre l’ossessione del successo ti mette in balia degli uomini. Ma a noi servono gli amici (non c’è bene più grande della philia, dell’amicizia) non gli applausi della gente.
L’ostacolo principale della felicità siamo spesso noi stessi, quando ci preoccupiamo di problemi che problemi non sono. E Epicuro aveva ragione quando ci ricordava che il primo passo per la felicità lo compiamo quando ci chiediamo di che cosa davvero abbiamo bisogno.
Gianni Giolo
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