PASSEGGIATE LETTERARIE: Il giudice e il suo boia

La passeggiata letteraria di oggi ci porta a fare un giro largo nello spazio e nel tempo. Questa volta vi propongo un’analisi di Rosetta Martorana sul romanzo dello scrittore e drammaturgo svizzero Friedrich Durrenmatt: ”Il giudice e il suo boia”, pubblicato per la prima volta nel 1952 e apparso in Italia nella traduzione di Enrico Filippini, Collana UEF n.295, Milano, Feltrinelli, 1960. A buona ragione il romanzo può annoverarsi tra i polizieschi-psicologici e può essere considerato il prototipo nel suo genere.

Concorso di poesia “Il senso della vita”-

Concorso di Poesia a tema “Il senso della vita”
promosso da: NoiScrittoriNoiLettori
Scadenza iscrizione: SENZA SCADENZA.
NoiScrittoriNoiLettori, Il sito di chi ama la lettura e la scrittura, indice un Concorso interno e permanente di Poesia a tema, rivolto a tutti coloro che desiderano cimentarsi nella realizzazione di una poesia.
Il tema stabilito è il seguente: “Il senso della vita”.

Le favole di Esopo: 1 – L’aquila, il corvo e il pastore

1 – L’aquila, il corvo e il pastore
In un vasto e maestoso regno di montagne e pianure, c’era un luogo isolato e incantevole dove il cielo si univa alla terra. Qui, tra le vette delle montagne, viveva un’aquila dal piumaggio scintillante e dagli occhi affilati come lame. Questa magnifica creatura era rispettata da tutte le creature della foresta per la sua grazia e la sua maestosità.

LIBERO IN UN LIBRO: Si può essere liberi grazie a un libro?

Inizio questo mio blog con una discussione con conseguente riflessione che ho fatto qualche giorno fa con i miei alunni. Avevo chiesto loro: “Un libro può renderci liberi, nel vero senso della parola?”
È nata un’accesa discussione in cui molti si sono dichiarati pro e alcuni contro, dicendo che la lettura non era necessaria per sentirsi, per essere liberi. Uno di loro ha aggiunto che gli bastava un cellulare all’avanguardia per sentirsi liberi. Nient’altro! …

SPUNTI POETICI: Sull’essere poeti e sulle controindicazioni…

Sull’essere poeti e sulle controindicazioni…
Questa civiltà dell’immagine, consumistica, capitalista, mediatica ci impone la socialità nella vita reale e l’asocialità della connessione (non saprei come altro definirla) nella vita virtuale. Da una parte siamo omologati, mentre dall’altra siamo tutti rinchiusi dentro le nostre bolle di filtraggio.