Le reali possibilità per uno scrittore esordiente di pubblicare il proprio libro
In questo post LIBERO IN UN LIBRO: Il pastore della meraviglia è possibile riflettere sull’importanza del libro. Forse uno scrittore esordiente potrebbe leggere con attenzione l’articolo dell’autore autorevole di codesta rubrica. Sono sicuro che un’attenta lettura può tornare utile per rivisitare le proprie opere con una più accurata analisi. Un augurio cordiale a tutti gli esordienti per un successo letterario.
CARMINE DI GIUSEPPE
LIBERO IN UN LIBRO: Il pastore della meraviglia

LIBERO IN UN LIBRO: Il pastore della meraviglia
“Il pastore della meraviglia”: un Vangelo narrato e raffigurato nel cuore di Napoli
di Carmine Di Giuseppe.
Per il prossimo, imminente Natale, voglio consigliarvi questo bel libro: “Il pastore della meraviglia” di Gennaro Matino. Non si tratta solo di un libro, ma di un’esperienza sinestetica che il lettore attento può assorbire con gli occhi, la mente e, in modo preminente, con il cuore. È una narrazione apparentemente semplice che si dipana tra le mura di un “basso” nel centro storico di Napoli. Qui, in un microcosmo fatto di muschio, sughero e statuine di terracotta, ovvero i “pastori”, prende vita un presepe che travalica la pura tradizione natalizia, ergendosi a vera e propria visione teologica e antropologica del mondo.
Il protagonista indiscusso della storia è don Peppino, affettuosamente chiamato, dal giovane Gennarino, zio Peppe,. Un persona anziana la cui vista fisica è offuscata dall’età, ma il cui sguardo interiore è ancora molto acuto e penetrante. Zio Peppe non è solo un intenditore dell’arte di realizzare il presepe, ma ne è un vero e proprio, un lettore instancabile dei Vangeli apocrifi e dei testi sacri. La sua filosofia è chiara: per cogliere l’essenza del presepe non basta una superficiale osservazione. “bisogna entrarci dentro”.
È questo invito mistagogico che egli rivolge al piccolo Gennarino, ragazzo curioso e attento, che lo accompagna nel rito ancestrale dello “scartocciamento”, ovvero l’atto di togliere con cura i pastori dalla carta messa a proteggerli, e del loro posizionamento sulla scena. A fare da contrappunto, allegra e concretissima, è la voce della moglie, Luisella, una presenza ironica, schietta e necessaria, che con le sue battute affettuose ancora la sublime spiritualità di zio Peppe alla tangibilità della vita quotidiana napoletana.
Attraverso dialoghi vivaci e mai artefatti, Gennaro Matino guida il lettore in un percorso di decifrazione sorprendente. Ogni statuina, infatti, è investita di un significato preciso e stratificato dai secoli: essa narra un mestiere, allude a un mese dell’anno, simboleggia una condizione sociale o incarna un sentimento universale. Il presepe si configura così come un Vangelo narrato senza l’ausilio di nessun libro, una narrazione sacra e profana al contempo, incarnata nella storia e nel folclore dell’umanità. In questa scenografia plastica, il sacro e il quotidiano non sono entità separate, ma convivono in una compenetrazione tipicamente partenopea, dove l’annuncio della nascita del Redentore si manifesta nella vita brulicante della gente comune.
Il cuore pulsante del racconto e del presepe stesso è la figura eponima: il pastore della meraviglia che non dorme ma sogna. È lui il pastore della meraviglia del presepe che, come diceva Michele Cuciniello, è la trasposizione in napoletano del Vangelo, vissuto da un popolo in cui è innata la capacità radicale di lasciarsi sorprendere dalla vita in ogni sua manifestazione. È questa meraviglia, conclude l’autore, la vera forza motrice che permette al mondo di continuare a girare.

Il libro è, naturalmente, anche un autentico viaggio immersivo nella cultura napoletana, veicolata non solo attraverso l’antica arte presepiale, ma nei gesti, nelle parole cariche di saggezza popolare, e nei silenzi eloquenti. Lo stile di Gennaro Matino è leggero e profondo insieme, richiamando la migliore commedia partenopea: ironico, ritmato, ma sempre profondamente umano e capace di toccare le corde dell’universalità. Tre personaggi, in un “basso” che affaccia su una strada del centro, danno voce a una tradizione secolare, dimostrando che essa non è un semplice reperto storico, ma un linguaggio vivo che continua a parlare al presente.
“Il pastore della meraviglia” supera la definizione di storia natalizia o di un racconto meramente religioso. È un racconto universale che parla di fede, intesa come fiducia e abbandono; di memoria, come ponte tra le generazioni; di trasmissione, come dovere d’amore; e, soprattutto, di meraviglia, come via d’accesso alla verità. La sua delicatezza rara coinvolge il lettore, credente o meno, in un percorso che si fa, inaspettatamente, personale e intimo.
Per tutte queste ragioni, il libro si configura come un dono prezioso, specie in prossimità del Natale, ma da valorizzare tutto l’anno. È una lettura che accoglie, che conforta, e che ha il potere di riaprire spazi interiori forse atrofizzati. La penna di Gennaro Matino non tiene il lettore incollato alle pagine per una vista stanca, come ironizza zio Peppe, ma per la luce inesauribile che, pagina dopo pagina, continua a sprigionarsi. È un invito pressante a cercare, e a riscoprire, ciò che è essenziale, e, sopra ogni cosa, a custodire occhi eternamente carichi di meraviglia.
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