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Custodire l’uomo e l’umanità nel tempo delle macchine:
Magnifica humanitas di papa Leone XIV
di Carmine Di Giuseppe
I vari libri che ho letto di recente, spaziando dal romanzo alla saggistica storica e filosofica, dalla letteratura classi a quella contemporanea e di ricerca, mi hanno reso ancora più evidente quanto sia sottile, ma indissolubile, il filo che lega i grandi snodi della storia umana.
Se un tempo il valore di una persona si misurava sulla capacità di attraversare mari in tempesta, esplorare terre ignote o di creare capolavori, oggi il confine si è spostato altrove, all’interno dell’uomo stesso: la sfida vera, però, è riuscire a capire se sappiamo ancora gestire la nostra vita interiore senza delegarla all’esterno.
Il libro delle parole proibite: la libertà di dire, il coraggio di sapere, quando la verità diviene pericolosa
di Carmine Di Giuseppe
Ci sono storie che non arrivano a noi come un racconto, ma come un richiamo. Non chiedono di essere lette: chiedono di essere riconosciute. Il libro delle parole proibite di Louise Fein (Mondadori 2026)) appartiene a questa categoria di narrazioni che sembrano provenire da un luogo più antico del tempo, da una zona in cui la parola non è ancora letteratura, ma rischio, promessa, disobbedienza.
Ci si sente immortali quando si è giovani. Si gioca con l’idea della morte come fosse un concetto remoto, un’astrazione senza peso, un’ipotesi che non riguarda davvero nessuno. È su questa incoscienza che prende forma il patto perverso all’origine de “I convitati di pietra” di Michele Mari, romanzo che ha conquistato il Premio Strega 2026 proprio perché ha saputo trasformare un gioco adolescenziale in una meditazione feroce sul tempo, sulla memoria e sulla natura umana.
Esistono libri che colpiscono per la complessità delle loro trame, altri per l’erudizione accademica e altri ancora per la capacità di trasportare il lettore in mondi lontani.
Rileggendo nelle scorse settimane “Memorie di Adriano, uno dei romanzi più intensi e raffinati del Novecento, capace di fondere storia, filosofia e introspezione in un equilibrio raro e profondamente coinvolgente, ci si accorge di quanto poco sia cambiato il cuore dell’uomo in duemila anni. Tra le riflessioni sulla malattia e la cura per un impero che sembrava eterno, Marguerite Yourcenar ci regala uno specchio in cui riflettere le nostre stesse fragilità e la ricerca, mai conclusa, di un senso profondo dell’esistere.
Ci sono libri che scorrono veloci, si leggono in fretta e poi svaniscono, e altri che, pur nella loro brevità, riescono a lasciare un’impronta duratura. Il gabbiano Jonathan Livingston appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Richard Bach costruisce una narrazione essenziale, quasi minimale, ma incredibilmente densa di significato, capace di parlare a lettori di età e sensibilità diverse.
“Il principe della nebbia” è uno di quei romanzi che, pur nascendo come opera destinata a un pubblico giovane, riesce a conquistare lettori di ogni età. Pubblicato nel 1992 e pubblicato l’anno successivo, rappresenta l’esordio letterario di Carlos Ruiz Zafón e, già da queste prime pagine, si percepisce con chiarezza la forza narrativa che lo renderà celebre in tutto il mondo.
Il dovere della memoria: perché leggere “La notte” di Elie Wiesel
di Carmine Di Giuseppe
Nell’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, il 27 gennaio, sento il dovere – prima ancora che il desiderio – di segnalare un libro che per me è stato ed è tuttora fondamentale. Un libro che mi ha accompagnato in ognuno dei tre viaggi compiuti ad Auschwitz, come una presenza silenziosa ma necessaria, capace di dare parole a ciò che, spesso, le parole non riescono a contenere.
Quando pensiamo a un libro, spesso, siamo portati istintivamente a considerarlo un semplice contenitore di informazioni: un veicolo per raccontare storie, trasmettere conoscenze o divulgare teorie scientifiche. Lo consideriamo un mezzo, raramente un maestro. Questa visione, tuttavia, è riduttiva. Prima ancora di leggere il titolo, il libro, in quanto oggetto fisico, ha già iniziato ad educarci.
Per il prossimo, imminente Natale, voglio consigliarvi questo bel libro: “Il pastore della meraviglia” di Gennaro Matino. Non si tratta solo di un libro, ma di un’esperienza sinestetica che il lettore attento può assorbire con gli occhi, la mente e, in modo preminente, con il cuore.