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Rileggendo nelle scorse settimane “Memorie di Adriano, uno dei romanzi più intensi e raffinati del Novecento, capace di fondere storia, filosofia e introspezione in un equilibrio raro e profondamente coinvolgente, ci si accorge di quanto poco sia cambiato il cuore dell’uomo in duemila anni. Tra le riflessioni sulla malattia e la cura per un impero che sembrava eterno, Marguerite Yourcenar ci regala uno specchio in cui riflettere le nostre stesse fragilità e la ricerca, mai conclusa, di un senso profondo dell’esistere.
Ci sono libri che scorrono veloci, si leggono in fretta e poi svaniscono, e altri che, pur nella loro brevità, riescono a lasciare un’impronta duratura. Il gabbiano Jonathan Livingston appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Richard Bach costruisce una narrazione essenziale, quasi minimale, ma incredibilmente densa di significato, capace di parlare a lettori di età e sensibilità diverse.
“Il principe della nebbia” è uno di quei romanzi che, pur nascendo come opera destinata a un pubblico giovane, riesce a conquistare lettori di ogni età. Pubblicato nel 1992 e pubblicato l’anno successivo, rappresenta l’esordio letterario di Carlos Ruiz Zafón e, già da queste prime pagine, si percepisce con chiarezza la forza narrativa che lo renderà celebre in tutto il mondo.
Il dovere della memoria: perché leggere “La notte” di Elie Wiesel
di Carmine Di Giuseppe
Nell’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, il 27 gennaio, sento il dovere – prima ancora che il desiderio – di segnalare un libro che per me è stato ed è tuttora fondamentale. Un libro che mi ha accompagnato in ognuno dei tre viaggi compiuti ad Auschwitz, come una presenza silenziosa ma necessaria, capace di dare parole a ciò che, spesso, le parole non riescono a contenere.
Quando pensiamo a un libro, spesso, siamo portati istintivamente a considerarlo un semplice contenitore di informazioni: un veicolo per raccontare storie, trasmettere conoscenze o divulgare teorie scientifiche. Lo consideriamo un mezzo, raramente un maestro. Questa visione, tuttavia, è riduttiva. Prima ancora di leggere il titolo, il libro, in quanto oggetto fisico, ha già iniziato ad educarci.
Per il prossimo, imminente Natale, voglio consigliarvi questo bel libro: “Il pastore della meraviglia” di Gennaro Matino. Non si tratta solo di un libro, ma di un’esperienza sinestetica che il lettore attento può assorbire con gli occhi, la mente e, in modo preminente, con il cuore.
Un libro per l’estate 2025: “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, un romanzo senza tempo tra realtà e magia
di Carmine Di Giuseppe
L’estate è il momento perfetto per rallentare i ritmi, lasciarsi cullare da nuove storie e ritrovare il piacere della lettura profonda. Che siate in riva al mare, in montagna o semplicemente sul vostro balcone, c’è un libro che, più di molti altri, secondo me, può tenervi compagnia: “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov.
È accaduto ancora: un classico è tornato al centro del dibattito pubblico grazie all’Esame di Stato. Quest’anno, il testo che i maturandi del Liceo classico dovevano tradurre dal latino è stato un passo tratto dal Laelius de amicitia di Cicerone.
Ho terminato da poco di rileggere uno dei classici della Letteratura italiana del Novecento: “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. L’ho trovato bello e avvincente come la prima volta che l’ho letto, anni e anni fa, durante gli studi liceali.
Inizio questo mio blog con una discussione con conseguente riflessione che ho fatto qualche giorno fa con i miei alunni. Avevo chiesto loro: “Un libro può renderci liberi, nel vero senso della parola?”
È nata un’accesa discussione in cui molti si sono dichiarati pro e alcuni contro, dicendo che la lettura non era necessaria per sentirsi, per essere liberi. Uno di loro ha aggiunto che gli bastava un cellulare all’avanguardia per sentirsi liberi. Nient’altro! …