Le reali possibilità per uno scrittore esordiente di pubblicare il proprio libro
Forse uno scrittore esordiente potrebbe leggere con attenzione l’articolo dell’autore autorevole di codesta rubrica. Sono sicuro che un’attenta lettura può tornare utile per rivisitare le proprie opere con una più accurata analisi. Un augurio cordiale a tutti gli esordienti per un successo letterario.
Pier Fausto Pon
LE SORELLE MATERAZZI


PIER FAUSTO PON
È uscito il mio terzo libro, “le sorelle Materazzi”, una storia nera che racconta di rapporti familiari irrisolti, razzismo, indifferenza, malvagità. Una badante e un senzatetto, alle prese con una piccola storia ignobile, sgomitano nel mare magnum di commissari, avvocati, pensionati e giornalisti che affollano il noir per guadagnarsi l’attenzione dei lettori. A Berto Rovella, dopo il dentista di “Doppia X” e l’ingegnere di “Meglio COVID che male accompagnati”, in questo multiverso tocca il ruolo di senzatetto, per quanto molto sopra (o sotto) le righe. E Berto scoprirà insieme a Cetta la badante e Doris la poliziotta (eh sì, c’è pure una poliziotta alcolista e devastata al punto giusto), che quella piccola storia ignobile che tentano di risolvere, così piccola non è.
LE SORELLE MATERAZZI
Il soprannome che si sono meritate il giorno della finale dei mondiali di calcio Italia-Francia del 2006 può diventare un nome di battaglia. Le sorelle Materazzi: Cetta Selvaggi, una badante con un marito infermo; Doris Selvaggi, una poliziotta alcolista che piange un figlio morto, separate da incomprensioni e un destino crudele. La scomparsa di Baba, un ragazzino nero senza permesso di soggiorno, potrebbe essere la loro ultima occasione per ritrovarsi e dare un senso alle loro vite.
Babasunte è uno di quei ragazzini neri che chiedono l’elemosina davanti ai supermercati e agli angoli delle strade. A casa, in Burkina Faso, i fratellini e gli amici lo chiamavano Baba. Qui, a Genova, solo una badante e un senzatetto lo chiamano così. Gli affari vanno male, si vergogna a chiedere soldi, pensa a casa sua. Un giorno sparisce. Non importa a nessuno, tranne che a Cetta la badante e Berto il senzatetto, gli unici per cui esiste.
È un ragazzo nero di età indefinibile, potrebbe avere quattordici come venticinque anni; indossa un giubbetto verde liso troppo leggero per il mese di novembre e jeans, un paio di Asics false ai piedi. Di sicuro non è falsa quella palizzata di denti bianchissimi, organizzata dentro le labbra dischiuse e raggianti a un unico scopo: regalare a chi ha davanti un messaggio forte e chiaro: “la vita è bella”.
Doris, la poliziotta ex promessa della ginnastica artistica, una delle tante promesse che non è stata capace di mantenere, ha perso un figlio e la sua vita è andata in pezzi. L’alcool e un battaglione di gatti i suoi unici compagni di sventura, perché con sua sorella Cetta non si parla più.

La donna che esce dalla stazione di Polizia di via Fabio Da Persico alle cinque del pomeriggio ha 45 anni, ma il suo volto, segnato da rughe profonde come crepacci, ne racconta molti di più; al contrario di un corpo snello e atletico che, per quanto logorato da tristezza e alcool, avrebbe più senso in qualcuno con dieci anni di meno. Nonostante gli otto, nove gradi di un gennaio sbiadito per le variazioni del clima, indossa sopra i jeans una t-shirt blu a maniche corte e un anonimo marsupio nero in tela a tracolla, nient’altro. Niente trucco, anelli e orecchini, unica traccia di un tempo antichissimo in cui voleva farsi bella è un diamantino sull’ala del naso opaco come una lampadina bruciata.
Cetta sarebbe stata un ottimo medico se il destino non avesse giocato sporco con lei: la malattia del suo uomo, i disastri di Doris. Adesso fa la badante e alla vita non chiede altro che sopravvivere, giorno dopo giorno.
“Cetta, la sorella maggiore per appena tredici giorni, riprende il cammino; Doris le si fa accanto, mezzo passo avanti a lei come a proteggerla, come è sempre stato da quella volta, all’età di sei anni che era entrata in casa Selvaggi per allargare la famiglia dopo che l’utero e le ovaie della mamma erano finiti nei rifiuti speciali per colpa del tumore. “Ho tredici giorni più di te, sono la maggiore. Devi obbedirmi, hai capito, Doris?” E lei, sull’attenti con la mano a taglio a toccarsi la fronte: “Sì, comandante”, per poi subito dopo colpirla col cuscino. E giù risate e schiamazzi”.
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